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Risultati etichettati con “Berlusconi” da Miguel Gotor

In politica non c'è partita (a due)

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Il modo in cui è stata respinta la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo rivela come l'Italia si appresti a vivere uno scenario che ha il sapore del deja vu, solo a parti invertite: sembra il gioco dell'oca. Se nel 2006 era Prodi a dover contrattare giorno per giorno la sua maggioranza, nei prossimi mesi assisteremo a un'analoga azione da parte di Berlusconi, che, a parole, minaccerà le elezioni anticipate un giorno sì e l'altro pure, ma, nei fatti, proverà a stare in piedi aprendo il calciomercato, come già ai tempi del governo Prodi, intercettazioni docet.


(Il sole 24 ore, 5 agosto 2010)

 

 

 

Alla vigilia della pausa estiva il presidente della Camera Gianfranco Fini ha continuato a smarcarsi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi giocando in attacco sul filo del fuorigioco: un modulo calcistico che prevede un notevole dispendio di energie e dunque richiede uno stato di forma impeccabile e una continua attenzione ai movimenti d'insieme dei giocatori in campo.

(Il sole 24 ore, 27 luglio 2010)


Più di ogni altro paese d'Europa, l'Italia è soffocata da interessi particolari: corporazioni, direttivi dei partiti che scelgono i candidati, lobbies, massonerie. Reti segrete che si sovrappongono agli interessi generali della società. Democrazia zoppa se possiamo ancora chiamarla democrazia...

 Sono convinto di sì, anche se non da oggi l'Italia è una democrazia difficile che richiede ai suoi cittadini un impegno e un'attenzione civile fuori dal comune. Il problema odierno, dentro la cornice di garanzia europea, non è tanto quello della quantità e delle forme assunte dalla democrazia, ma della sua qualità che tende a impoverirsi sempre di più. Non è una difficoltà solo italiana, ma riguarda in generale l'Occidente e in particolare l'Europa. Certo, da noi ricorrono in forma più acuta alcune costanti della storia nazionale come la delegittimazione dell'avversario, la rarefazione di un sentimento di coesione, la concentrazione e la sovrapposizione di interessi economici e politici, la scarsa autonomia delle professionalità, un pronunciato spirito di fazione. Ripeto, sono problemi antichi che in momenti di crisi come questo riemergono con virulenza e offrono l'impressione - sempre ricorrente e sbagliata - di una crisi senza ritorno. Non è così perché proprio in questi momenti l'Italia è sempre stata capace di ritrovare in se stessa le energie migliori per reagire.

(Il Fatto quotidiano, 18 luglio 2010) 

Ghe pensi mì? No, l'Umberto

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"Ghe pensi mì": al rientro dal suo viaggio a Panama, Berlusconi si è espresso in dialetto milanese per raccogliere le energie necessarie a fronteggiare una crisi di appannamento della sua leadership senza precedenti. Il messaggio ha raggiunto chi di dovere e il capo della Lega Bossi, sfoderando un repertorio di simboli e immagini propri della mitologia leghista più tradizionale, si è detto convinto che il presidente del Consiglio "se la caverà"  perché una di queste mattine, novello Alberto da Giussano, "si alzerà , scoprirà che la spada è ancora affilata e la userà per fare la guerra". 

(Il sole 24 ore, 18 luglio 2010)

 

 

Ora l'Italia è tornata sulla terra

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La principale novità di queste ultime settimane è che il premier Berlusconi non è più attaccato a causa dei propri comportamenti privati o abitudini sentimentali come è avvenuto in un recente e poco commendevole passato, ma per ragioni di carattere più propriamente politico. Siamo tra quanti ritengono che l'esperienza del Cavaliere sarà ancora lunga e ricca di sorprese, ma è fuor di dubbio che essa stia attraversando una fase di stallo e una crisi di prospettive senza precedenti.

(Il sole 24 ore, 1° luglio 2010)

Sul pendolo costante del Pd

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Due fili tanto sottili da sembrare invisibili uniscono la trama bipolare italiana: il primo va da Berlusconi a Vendola passando per Veltroni, il secondo da Fini a D'Alema passando per Casini. Tali personalità, seppur divise in destra, sinistra e centro, sono accomunate da una medesima cultura politica.

(Il sole 24 ore, 24 maggio 2010)

 Il 25 aprile dell'anno scorso Berlusconi tenne a Onna, paese raso al suolo dal terremoto di pochi giorni prima, un discorso sulla Liberazione in cui affermava che «La Resistenza è - con il Risorgimento - uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà». L'indomani l'Italia si risvegliò festeggiando i fasti di una nascitura «Berluscolandia», una «città invisibile», ma concretissima che non sarebbe dispiaciuta a Italo Calvino, edificata intorno al punto massimo del consenso raggiunto dal presidente del Consiglio: uomo del fare, messo alla prova con successo dalla tragedia dell'Aquila, ma al tempo stesso mite e saggio, finalmente inclusivo secondo i consigli di Gianni Letta e con un'impronta ispiratrice di antica marca democristiana. 

(Il sole 24 ore, 25 aprile 2010)

Una diversa idea di Italia e di partito

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Il discorso di Fini alla direzione nazionale di ieri ha definitivamente chiarito, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che lo scontro in atto con Berlusconi non è provocato da ragioni di carattere personale o di potere. Un concetto impegnativo ha assediato il suo discorso, quello di eresia. Fini ha pronunciato questa parola decine di volte per negarla, ma così facendo l'ha amplificata finendo per rafforzarla tra qualche applauso e molti fischi.
Il dissenso si basa su quattro punti di non poco momento se si vuole continuare a militare nello stesso partito.


(Il sole 24 ore, 23 aprile 2010)

Dietro Fini un'altra destra

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La politica è l'arte del possibile, ma anche dell'imprevedibile. In pochi, dopo l'esito delle elezioni regionali, avrebbero preventivato una radicalizzazione del conflitto tra Berlusconi e Fini. Quei risultati piuttosto sembravano instaurare le condizioni di una coabitazione difficile, ma necessaria, favorita dall'eccezionale occasione di una quiete elettorale di tre anni, che preparava una palingenetica età delle riforme.



(Il sole 24 ore, 17 aprile 2010)

Il bipolarismo naviga a vista

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Il corpo italiano è sottoposto a una fibrillazione ormai ventennale che ripropone continue variazioni sul tema di un medesimo conflitto: Berlusconi sì, Berlusconi no, oppure dipende. I più ottimisti per descrivere questa lunga fase osano ancora parlare di "transizione" e intanto i loro capelli si sono fatti sempre più bianchi. In realtà, un sistema politico che per due decenni indossa lo stesso abito narrativo è lì a dire che quel vestito, bello o brutto che sia, lo ha scelto e da esso si sente rappresentato. 

(Il Sole 24 ore, 6 marzo 2010)

Lo strano clima delle elezioni light

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È strana l'atmosfera di questa campagna elettorale: ovattata nei modi, povera nei contenuti, ove tutti sembrano riposizionati entro una ritualità delle buone maniere che nasconde con difficoltà il fuoco che cova sotto la cenere. Sono trascorsi poco più di due mesi dall'episodio del Duomo, da quando un esaltato lanciò una statuina contro Berlusconi e lo ferì al volto.
Un tempo confuso e sospeso che sembra una parentesi, una bolla in cui le parti in causa recitano un copione già scritto.

(Il Sole 24 ore, 26 febbraio 2010)



Il linguaggio della politica italiana è ammalato e non da oggi. Si tratta di un problema serio perché noi siamo il nostro linguaggio (verbale, corporeo, visivo) con il quale comunichiamo i pensieri e quindi le intenzioni del nostro agire.
Si dice che il dittatore Francisco Franco amasse ripetere: «Si è padroni dei propri silenzi e schiavi delle proprie parole». In effetti, le parole sono importanti, ci servono per dire il mondo e rappresentarlo, ma «chi parla male, pensa male» urlava Nanni Moretti contro la vittima di turno delle sue nevrosi postmoderne. 

(Il Sole 24 ore, 16 dicembre 2009)

Intervista di Pietro Spataro

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«Berlusconi, un leader in crisi che va sconfitto con il voto. Il popolo viola? È gia politica»

«Il popolo viola è già politica, ma i partiti evitino strumentalizzazioni...». Miguel Gotor, giovane storico all'Università di Torino, è convinto che in Italia si sia aperta una fase nuova ma non si fa illusioni: «Il tramonto di Berlusconi sarà lungo e velenoso ». Ritiene che l'«antiberlusconismo democratico» sia un fenomeno importante. «Dobbiamo sapere però che in Italia ci sono due minoranze mobilitate, berlusconiani e antiberlusconiani. Il resto è altrove».

Quindi lei è convinto che si stia chiudendo l'era Berlusconi? 
«Credo sia in crisi la leadership di Berlusconi. Su questo aspetto ho tre certezze. La prima è che l'uscita di scena sarà lunga, difficile e velenosa. La seconda è che sarebbe un errore pensare di sconfiggere il premier attraverso la via giudiziaria o con una spallata. Se mi passa la metafora:come in un combattimento "Sumo" Berlusconi deve essere "schienato" per via elettorale. Cioè messo a terra, ma politicamente: il centrosinistra deve entrare nel suo blocco sociale ».

(l'Unità, 9 dicembre 2009)


La brutta fama del Belpaese

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Chi legge in queste settimane i principali giornali stranieri ha l'impressione che non riescano a comprendere con equilibrio, e dunque a raccontare con esattezza, il nostro paese ai loro rispettivi pubblici nazionali. Il più delle volte si accostano all'Italia mescolando sguardo folklorico e superficialità, malcelato senso di superiorità e sciatteria analitica, moralismo e disattenzione, oscillando tra l'antico disprezzo per the Italians/les Italiens/los Italianos e l'ostentazione di un aristocratico distacco.

(Il Sole 24 ore, 13 ottobre 2009)

 

Rischi di una sinistra anti-italiana

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Perché la sinistra europea, quella che un tempo chiamavamo socialdemocrazia, continua a perdere contro il centro-destra, pur in tempi di crisi economica che dovrebbero, in teoria, incoraggiarla? Per capirlo, almeno per quanto riguarda l'Italia dobbiamo tornare a qualche giorno fa. Nel corso della presentazione di un libro di Biagio De Giovanni, A destra tutta. Dove si è persa la sinistra? (Marsilio), Massimo D'Alema ha affermato che ci sarebbe «un anti-berlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento anti-italiano. Questa concezione di una minoranza illuminata che vive in un Paese disgraziato è l'approccio peggiore, subalterno, che possiamo avere. Piuttosto bisogna sforzarsi di capire le ragioni della destra. Una destra nuova, post-liberale, anzi spesso illiberale».

(Il Sole 24 ore, 30 settembre 2009)


Senza riforme si tira a campare

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Le lancette della politica italiana si dirigono verso l'agognata pausa estiva. L'opposizione appare divisa tra un eccesso di analisi politologica senza respiro e quanti spiano dal buco della serratura nella pruriginosa attesa di nuove performance del presidente del Consiglio, le due facce di una medesima crisi di ispirazione e prospettive.

(Il Sole 24 ore, 2 agosto 2009)

 

Il vincitore segreto è Fini

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Soffia a destra impetuoso il vento d'Europa: da Londra a Parigi, da Berlino a Sofia. La stessa prevedibile composizione del futuro parlamento chiarisce la portata della vittoria del fronte conservatore: ai popolari dovrebbero andare 263 seggi contro i 163 dei socialisti. Un successo globale, quindi, che merita un tentativo di spiegazione complessiva, anche perché la destra vince dove governa come in Francia e in Germania, ma anche quando è all'opposizione come in Spagna e in Inghilterra.

(Il Sole 24 ore, 9 giugno 2009)

L'arte della fuga

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«Yes, the end», così ieri Elle Kappa commentava con fulminante sarcasmo le dimissioni di Veltroni, ma non ne saremmo tanto sicuri. Infatti, l'ormai ex segretario del Pd è un maestro nell'arte della fuga, una virtù che non dovrebbe mancare al buon politico. Nel 2001, da segretario dei Ds, lasciò il partito ai minimi termini organizzativi ed elettorali per candidarsi a sindaco di Roma e attendere da quello scranno il prevedibile evolversi degli eventi; nel 2007, da sindaco dell'urbe abbandonò la capitale, prima per fare il segretario del Pd e poi  per concorrere al governo del paese, lasciando a Rutelli la gestione di una sconfitta sempre più annunciata. E di nuovo, rispetto al comunismo, quando ancora fumavano le brucianti macerie del muro di Berlino: «Io? Mai stato comunista».

(La Stampa, 19 febbraio 2009)

In questi giorni di fine agosto sta andando in scena uno spettacolo degno della migliore commedia dell'arte all'italiana che osserviamo con assuefatta malizia e il dovuto disincanto.

Il fatto è questo: Adriano Galliani, ex presidente della Lega Calcio fino al 2006 e attuale amministratore delegato del Milan, ha presieduto l'assemblea della Lega che sta trattando con la Rai e con Mediaset la vendita dei diritti televisivi in nome del libero mercato.

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