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Risultati etichettati con “Brigate rosse” da Miguel Gotor

Gli italiani impararono a conoscere Eleonora Chiavarelli,  morta a Roma a 94 anni,  nei giorni della tragedia di 32 anni fa, quando il marito Aldo Moro fu sequestrato e poi ucciso. Sempre lontana dai riflettori, le uscite pubbliche limitate a quelle imposte dal protocollo,  fu una donna tenace e dignitosa che all'improvviso si trovò nell'occhio del ciclone, impegnata a dipanare una matassa inestricabile in cui il filo della ragion di stato si intrecciò con le trame dell'efferatezza terroristica.

(Il Sole 24 ore, 20 luglio 2010)


Per ascoltare la conferenza e vedere l'intervista clicca qui


  • L'uso pubblico della storia contemporanea
             - i reazionari, i conservatori, i rivoluzionari
             - i riformisti
             - cosa vuol dire uso pubblico della storia


  • L'inquadramento storico degli anni Settanta
            - il concetto di crisi
            - il concetto di reduce
            - storia, memoria e verità 


  • Crisi di che cosa?
            - crisi economica. L'austerity
            - l'Autunno Caldo - il movimento operaio
            - la gambizzazione
            - crisi dei partiti
            - crisi sociale: operai, studenti, donne
            - i referendum
            - il doppio volto della crisi

  • La tempesta del terrorismo
          - Il terrorismo di sinistra e il terrorismo di destra
          - lo stragismo neofascista 

Se è vero che è morto, è uscito di scena come ci saremmo aspettati, imitando un personaggio pirandelliano, ad esempio «Il fu Mattia Pascal»: in silenzio e in un giorno imprecisato del 2008, nel cuore della campagna francese ove abitava da molti anni, lontano dallo sguardo indiscreto del mondo. Lo ha scoperto il giornalista Giovanni Fasanella che voleva entrare in contatto con lui per intervistarlo, ma al telefono una voce impastata di ferma cortesia gli ha risposto: «No, mi spiace, Corrado Simioni è deceduto».

(Il Sole 24 ore, 29 ottobre 2009)

 

Il rosso e i neri. Morucci a casa Pound

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Nel gennaio 1974, ben prima dunque dell'esplosione del movimento del '77, Oriana Fallaci intervistò Giorgio Amendola. La giornalista era rimasta sorpresa dal fatto che il dirigente comunista avesse utilizzato l'espressione «fascismo rosso» per descrivere la propensione alla violenza politica dei «partitini» extra-parlamentari nati sulle ceneri del movimento del '68. 

(La Stampa, 6 febbraio 2009)

Incontro Roberto Cotroneo a Roma per parlare del suo ultimo romanzo, Il vento dell'odio, in uscita oggi per le edizioni Mondadori. Ci troviamo davanti alla libreria «Feltrinelli» e, dovendo discutere di terrorismo, siamo attratti, come da una calamita, dal ghetto adiacente, quel dedalo di vie ove si consumò l'eccidio di Moro. «Ho vissuto quegli anni ad Alessandria, avevo 17 anni. È stata una fortuna perché sono stato testimone, ma non partecipe e la provincia mi ha dato quella media distanza necessaria per poter raccontare». Ma raccontare cosa? 

Oggi si celebra la Giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, nell'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro. Tale provvedimento, caldeggiato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e approvato in modo pressochè unanime dal precedente Parlamento, ha tra i suoi obiettivi quello di correggere lo squilibrio esistente tra l'esposizione mediatica degli ex terroristi e la coltre di silenzio che, fino a poco tempo fa, avvolgeva il ricordo delle vittime e il quotidiano vissuto dei parenti, troppo spesso abbandonati dalla comunità civile e dalle istituzioni. Per ricucire questo strappo si è avvertita l'esigenza di trasformare quel dolore privato in un rito pubblico, un passo obbligato se si vuole avviare una riflessione critica sugli anni del terrorismo, come da più parti auspicato.

Aldo Moro è sepolto a Torrita Tiberina, un pugno di case arroccate a strapiombo sul Tevere. La tomba, nascosta nell'angolo estremo del cimitero, è molto semplice e solo il nome scolpito nel marmo ricorda che lì è seppellito uno dei maggiori protagonisti della vita politica italiana del dopoguerra. Ma un particolare colpisce l'osservatore e forse aiuta a capire per quale motivo Moro, nelle angoscianti lettere scritte durante il sequestro nella primavera del 1978, chiese di essere tumulato proprio lì, in quel piccolo camposanto sospeso sulla sommità di una collina. Un finestrone circolare lascia penetrare un intenso fascio di luce ed è come se un grande occhio guardasse per sempre la sconfinata vallata sottostante, che si può senza fatica immaginare attraversata da millenari eserciti, commerci e civiltà che hanno segnato la sua antichissima storia, rendendo quella conca verdeggiante un battuto crocevia di comunicazione e di scambio tra Nord e Sud.

Le lettere dalla prigionia di Aldo Moro sono il prodotto di una storia crudele e hanno avuto un percorso assai accidentato sino a diventare l'esatta metafora della tormentata vicenda che testimoniano. Si tratta di 97 messaggi tra missive, biglietti e testamenti, ma soltanto una trentina di lettere furono distribuite dai brigatisti nel corso del sequestro e appena otto vennero pubblicate sugli organi di informazione e quindi concorsero a formare l'immagine pubblica del prigioniero durante quei 55 giorni.  

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