Sono convinta, come tanti, che quella di lasciar morire Eluana sia una decisione sacrosanta. Ma piuttosto che spiegare la mia posizione, credo valga la pena di usare questo spazio per cercare di fare un po' di pulizia a livello linguistico, perché come era prevedibile è già ripartito il dibattito sui soliti punti: se la nutrizione artificiale è o meno un atto medico (ritengo che lo sia, dal momento che esiste addirittura una società scientifica ad hoc), se interromperla sia o meno eutanasia (credo che non lo sia) e via continuando . Fino a quando ci ostineremo a usare l'espressione "accanimento terapeutico" difficilmente riusciremo a discutere in modo intellettualmente onesto. Questa espressione, infatti, esiste solo in Italia e sembra fatta apposta per tenerci dentro a un vicolo cieco. Ce l'ha amabilmente rimproverato anche il francescano Daniel Sulmasy, nel bell'intervento che ha tenuto a Roma nel marzo del 2007 al convegno organizzato al Senato per iniziativa di Ignazio Marino. Sotto un estratto, che spiega perché dovremmo abbandonare la categoria dell'accanimento terapeutico in favore della distinzione tra interventi ordinari e straordinari.
[...] Quali interventi possono essere considerati straordinari? Qualunque trattamento di sostegno vitale, nelle circostanze giuste, può essere considerato straordinario. La lista non si limita solo agli interventi tradizionalmente medici. Secoli fa, quando la medicina poteva fare molto poco, ad alcuni esperti di morale fu chiesto se un paziente fosse obbligato a seguire il consiglio medico di mangiare pernici o di abbandonare la Sicilia alla volta delle Alpi. Questi saggi risposero che questi interventi potrebbero considerarsi straordinari. Se il paziente non poteva permettersi le pernici, poteva mangiare il pollo. Se trasferendosi sulle Alpi avrebbe isolato il paziente dalla sua famiglia e lasciato sul lastrico la moglie e i figli, poteva restare a casa e accettare di morire. Questi interventi sono da considerarsi straordinari o moralmente opzionali. Perfino il timore della condizione in cui uno si troverebbe dopo il trattamento potrebbe rendere un trattamento straordinario. Quindi un monaco che non fosse preoccupato tanto dal dolore dell'amputazione quanto invece dalla possibilita' di vivere la vita da invalido potrebbe moralmente rifiutare l'amputazione in quanto mezzo straordinario. Il suo abate non avrebbe potere di obbligarlo ad accettare l'amputazione.
Noterete che ho usato il termine "mezzi straordinari" e non il termine "accanimento terapeutico". Questa e' stata una scelta ben ponderata. Permettetemi di fare una digressione importante in merito alla differenza tra questi termini. Talvolta avere la prospettiva di uno straniero aiuta ad evidenziare sottigliezze linguistiche che possono non risultare evidenti alle persone di madrelingua che sono immerse in un certo ambiente linguistico, e a indicare come le parole che usiamo possono impercettibilmente cambiare il nostro modo di pensare. Il termine "accanimento terapeutico" e' un'aggiunta recente al lessico morale italiano. Quando udii questo termine per la prima volta durante un congresso di etica medica in Italia mi parse molto strano. Non e' utilizzato in altre lingue come per esempio in tedesco, inglese, o spagnolo. Da quanto ho potuto apprendere questo termine proviene dal termine francese acharnement thérapeutique negli anni 80. E' attribuito all'autore francese Patrick Vespieren la cui opera venne tradotta in italiano da Enrica Carboni con il titolo Eutanasia?: dall'accanimento terapeutico all'accompagnamento dei morenti nel 1985. Forse questa frase piacque agli italiani poiche' e' cosi' viscerale dal punto di vista linguistico. Forse la confusione sull'uso tecnico della parola "straordinario" come termine filosofico e teologico in contrapposizione al ben diverso significato non tecnico della parola porto' gli italiani a considerare questa come un'opportunita' per rimpiazzare il termine "straordinario". Forse poiche' il problema morale nella pratica clinica nel
Vi prego di non fraintendermi. Spero che non consideriate questa digressione come un altro esempio dell'arroganza della iperpotenza--cioe' un americano che parla male l'italiano che vuole insegnare agli italiani a parlare la loro lingua. Vorrei piuttosto sottoporre alla vostra considerazione il fatto che recenti ed impercettibili modificazioni della lingua italiana hanno creato una cultura che riduce inutilmente le possibilita' di scelta in materia di decisioni nell'ambito della cura dello stadio terminale per pazienti, famiglie e medici. Tali possibilita' erano tradizionalmente piu' aperte. Vorrei sperare che la vostra legislazione di direttive anticipate possa riaprire delle nuove possibilita' di scelta per il popolo italiano, usando termini piu' appropriati come "mezzi straordinari o sproporzionati". [...]
