Un sistema può tenere per anni e apparire invincibile, ma a volte basta una crepa per far crollare tutto. Lo stesso sta accadendo con il clima-gate. Sul fronte britannico lo scandalo continua ad arricchirsi di inquietanti dettagli: non solo c'è stata un'eclatante violazione dell'etica scientifica, come documenta il fitto scambio di email tra ricercatori preoccupati di far sparire i dati scomodi, è stata anche infranta la legge. E' di ieri la notizia che il direttore dell'Unità di ricerca sul clima dell'Università dell'East Anglia, Phil Jones, si era personalmente attivato per evitare che gli scettici dei cambiamenti climatici avessero accesso ai dati dell'università, in violazione del Freedom of Information Act. Un'incriminazione non è più possibile a causa del tempo trascorso, ma la testa di Jones è destinata a cadere. Sul versante americano è sotto inchiesta Michael Mann, autore del grafico usato anche da Al Gore per dimostrare la natura antropica del riscaldamento globale. Le mancate evidenze sullo scioglimento dei ghiacci dell'Himalaya hanno messo sulla graticola l'Ipcc, mentre circolano indiscrezioni su alcuni dati truccati dalla Nasa. Dovevano essere i buoni che avrebbero salvato il mondo dal warming, ma potrebbero passare alla storia come i cattivi che hanno infangato le scienze del clima. (Anna Meldolesi, dal Riformista del 29 gennaio 2010)
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Il ministero dell'ambiente di Stefania Prestigiacomo (che molti laici avrebbero gradito alla salute) assomiglierà poco a quello di Pecoraro. Io comunque fatico ancora a immaginare come sarà l'ambientalismo italiano senza i Verdi in Parlamento. La cultura ecologista, ovviamente, è ben rappresentata nel Pd, ma bisognerà vedere come il nuovo "ambientalismo del fare" sarà messo in pratica. Tra i banchi di prova ci sarà anche la questione del sequestro dell'anidride carbonica che, come racconta questa news del bimestrale di scienza Darwin, sta mettendo in difficoltà le principali organizzazioni ecologiste internazionali. Come ha riferito un pezzo recente del New York Times, l'Enel dovrebbe iniziare a lavorare su queste tecnologie nel 2015. E' facile immaginare che le comunità locali non saranno entusiaste di prestare il proprio sottosuolo per ingabbiare l'anidride carbonica che altrimenti finirebbe nell'atmosfera. Ma il problema dei cambiamenti climatici non si risolve con la bacchetta magica, perciò questa opzione potrebbe avere un effetto tampone in attesa di trovare nuove soluzioni energetiche.
