babele

Risultati etichettati con “conflitti” da Anna Meldolesi

Com'è noto il 17 febbraio il Kosovo si è proclamato indipendente. Nel nord dello stato, dominato dalla componente albanese, si trova Kosovska Mitrovica. Circa 10.000 studenti e 800 professori universitari serbi vivono nelle enclave di questa città etnicamente divisa. Cosa ne è di loro? E cosa ne sarà dell'Università di Mitrovica? L'ultimo numero di Nature dà la parola ad Aleksandar Jovanovic, endocrinologo e vicerettore di questa università dal passato travagliato e dalle prospettive incerte. Non potendo linkare l'intervista realizzata da Quirin Schiermeier, ne riporto le parti più salienti. Jovanovic spiega che "Eravamo l'università di Pristina, ma durante la guerra nel 1999 ci siamo spaccati e la parte serba nel 2001 si è spostata a Mitrovica". Quindi ha assunto il lungo nome di Università di Pristina a Kosovska Mitrovica. "E' autorizzata dalla missione Onu ed è finanziata dal governo serbo con circa 10 milioni di euro l'anno, che sono spesi per lo più in stipendi".Secondo Jovanovic sarà impossibile inserire questa realtà nel sistema educativo kosovaro-albanese perché "abbiamo tradizioni molto diverse e non abbiamo avuto contatti con la comunità accademica kosovara per anni". Per ora la Serbia ha promesso di non far venire meno il suo sostegno, senza il quale l'università "cesserebbe di esistere". Per fortuna dalla dichiarazione d'indipendenza ad oggi non ci sono stati grossi problemi di security, ma Jovanovic teme che la situazione possa peggiorare. "Non si sono verificati gravi scontri dopo il marzo del 2004, quando le comunità serbe del Kosovo sono state attaccate. Ma con la dichiarazione unilaterale di indipendenza si è riaffacciata la possibilità di un conflitto violento. La retorica politica si è scaldata, può succedere qualsiasi cosa". Le proteste studentesche sono cominciate nel giro di ventiquattr'ore, il 18 febbraio, e sono andate avanti giorno dopo giorno, nella pausa tra le lezioni, da mezzogiorno alle 3 del pomeriggio. A manifestare in questo modo sono migliaia di studenti, Jovanovic li valuta tra i 3.000 e i 5.000. "Dobbiamo continuare a lavorare o ne pagheremo le conseguenze in futuro. Quando nel 1996 abbiamo consentito agli studenti di passare al trimestre successivo senza sostenere gli esami, ci sono voluti diversi anni per ristabilire l'ordine a livello accademico". La ricerca scientifica, però, è quasi completamente bloccata. Ci sono alcuni progetti di collaborazione internazionale, ma le condizioni di lavoro sono caotiche. "Le nostre infrastrutture sono devastate e i laboratori sono equipaggiati malissimo. Manca tutto, dall'illuminazione ai computer alle sostanze chimiche". Parte del materiale e dell'attrezzatura è rimasta a Pristina. "Abbiamo cercato di riaverla indietro o di essere rimborsati, finora senza successo".

Pagine