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La discussione sulla scelta del governo di respingere le imbarcazioni di immigrati intercettate nel canale di Sicilia ha finora trascurato un dato che dovrebbe indurre ad esprimere valutazioni meno affrettate. Nonostante la diffusa tendenza a dipingere il Mediterraneo come il "ventre molle" dell'Europa, il quadro che risulta dai dati disponibili è infatti assai differente. Come ricorda Ferruccio Pastore (uno dei massimi esperti in materia) in un recente rapporto di Italianieuropei e dalla Feps (la Fondazione del Pse), in Italia la quota degli immigrati irregolari provenienti dal mare sul totale dei cosiddetti "clandestini" è appena del 13%, mentre a livello europeo questa percentuale scende addirittura sotto il 10%. Anche nel nostro paese dunque, come nel resto dell'Ue, gli immigrati irregolari sono in larghissima parte persone entrate con un regolare visto e poi trattenutesi dopo la sua scadenza (nel 2006 il 64% del totale), mentre la frontiera di gran lunga più permeabile dell'Europa è quella orientale e non il Mediterraneo.
Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio mito, alimentato artificiosamente (non solo in Italia ma in tutt'Europa) da gran parte dei media, e sul quale si innestano l'allarmismo e la retorica del centrodestra. Un mito che favorisce la diffusione nell'opinione pubblica di una visione impropria dell'immigrazione irregolare delle sue rotte, e che è strettamente collegato a un atteggiamento asimmetrico dell'Europa verso i suoi due principali confini. Il poderoso investimento economico e politico che in questi anni ha portato ad erigere un vero e proprio "muro" nei confronti del continente africano (che si è tradotto anche nel drammatico aumento del numero dei morti nel canale di Sicilia: dai 200 nel 2004 ai 642 nel 2008, fino ai 339 nei primi 4 mesi del 2009) è infatti innanzitutto il riflesso della scelta europea di privilegiare la direttrice orientale rispetto a quella mediterranea. Per questo, la decisione del governo di contravvenire al diritto internazionale in materia di asilo e alla regola del "più vicino porto sicuro" va contrastata non solo perché è illegittima ed esprime una concezione inaccettabile e assai poco liberale dei diritti individuali (che per Berlusconi sarebbero sacrificabili in nome del fatto che "statisticamente" nelle navi respinte coloro i quali possono chiedere asilo sono solo una minoranza). Ma anche perché essa è il frutto di un'idea di Europa miope e subalterna, che non comprende come la costruzione di una vera partnership euro-mediterranea, fondata sul dialogo e sull'apertura e non sull'erezione di barriere politiche e culturali, sia essenziale per il futuro del nostro continente e per gli interessi dell'Italia.

(su l'Unità di oggi)

Sull'ultimo numero di Affari Internazionali Ferruccio Pastore ci ricorda che secondo le utlime stime della Commissione europea, nonostante l'immigrazione di qui al 2050 la popolazione europea diminuirà di 50 milioni di unità, con effetti molto negativi sui livelli di crescita e di benessere. Ma benché tra gli immigrati regolari il tasso di delinquenza sia identico a quello dei cittadini italiani, la contraddizione tra fabbisogno e disponibilità all'accoglienza si acutizza. E la nuova "Agenda sociale", annunciata dalla Commissione (e sollecitata dal Consiglio europeo di marzo), che dovrebbe collocare stabilmente la gestione dell'immigrazione regolare e stabile nelle politiche economiche e sociali dell'Unione, è sempre più urgente.

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