Non sono certo che il voto della Camera dei rappresentanti rappresenti davvero la fine del conservatorismo statunitense per come lo abbiamo conosciuto nell'ultimo trentennio (come afferma, tra gli altri, Paul Waldman sull'American Prospect o come argomenta ormai da tempo lo storico Sean Wilentz). La grande coalizione reaganiana - complessa, multiforme e incoerente - è da tempo lacerata da pressioni centrifughe che il radicalismo di Bush ha contribuito ad esasperare. E la ribellione dei repubblicani libertarian e dei populisti conservatori cui abbiamo assistito due giorni fa ne rappresenta la riprova. In nome del libero mercato e dell'antipolitica (oltre che di ovvi opportunismi elettorali), una maggioranza di deputati conservatori si è ribellata a otto anni di finto libero mercato (fatto, oltre che di scellerati tagli fiscali, di sussidi all'agricoltura e all'industria, di protezionismo e di crescente indebitamento), di finto governo minimo (estensione delle regulations, intrusiva presenza federale in nome dell'emergenza sicurezza, nomine giudiziarie politicamente orientate) e, infine, di finta antipolitica (scandali a ripetizione, lobbies sempre più influenti, clientelismi e conseguente incompetenza - ricordate New Orleans?). Ma il vento dell'antipolitica soffia anche per i democratici: cosa che molti commentatori, impegnati a discutere e celebrare l'implosione dei repubblicani, sembrano avere dimenticato. Salvare Wall Street dimenticando Main Street è denuncia che i democratici hanno finora fatto propria con evidente successo, ma che può essere declinata (e che viene declinata) anche in una prospettiva conservatrice, come il voto alla Camera ha mostrato bene. Obama su questo dovrà muoversi con cautela e attenzione, per gestire una situazione che ovviamente lo avvantaggia ma che presenta, anche, molti rischi su tutti quello di essere individuato dagli elettori come uno dei salvatori di Wall Street a danno di quella Main Street che lavora, fatica e che ora rischia anche di perdere la casa. Non è un caso che il rimbalzo di Obama nei sondaggi non abbia avuto ricadute in Ohio, dove permane una situazione di sostanziale pareggio. Senza l'Ohio si può ancora vincere e anche larghi; ma il dato rimane significativo e rilevante.
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